Alessandro Florio chitarrista e compositore jazz

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Dopo essersi diplomato diciannovenne alla “Civica Scuola di Jazz” di Milano dove Alessandro Florio ha studiato tra gli altri con Franco Cerri ed Enrico Intra, importanti musicisti della scena Jazz italiana, il giovane chitarrista originario della Costiera Amalfitana, ha presto intrapreso la sua attività concertistica in Italia esibendosi per un breve periodo col Guitar Ensemble di Franco Cerri e per quattro anni con l’Urban Jazz Trio, formazione basata su un repertorio di brani originali. Trasferitosi in Olanda nel 2008 per studiare al Prins Claus Conservatorium (prestigioso conservatorio musicale jazz con corpo docente americano) dove ha ottenuto una laurea in chitarra, arrangiamento e composizione ha poi conseguito un Master in Jazz Performance studiando tra l’Olanda e New York sotto la guida di Freddie Bryant, Mark Whitfield, Paul Bollenback, Ed Cherry, Frank Wingold. Nello stesso periodo ha avuto occasione di collaborare ed esibirsi in Europa e negli USA con musicisti straordinari, tra questi Alex Sipiagin, Mark Gross, David Berkman, Gene Jackson, Don Braden, Pat Bianchi, Carmen Intorre, Bruce Williams, Jerry Weldon e molti altri. Si è esibito, sia in qualità di leader sia di sideman, in USA, Olanda, Germania, Austria, Lettonia, Estonia, Lituania, Romania, Svizzera ed Indonesia. Attualmente Alessandro Florio ha all’attivo tre formazioni, il trio completato dagli americani Pat Bianchi all’organo hammond e Carmen Intorre alla batteria con i quali ha pubblicato l'album 'Roots Interchange' (2015), un trio “gemello” con artisti italiani e il duo con il contrabbassista Mattia Magatelli con il quale ha realizzato l’album “Taneda”, pubblicato nel 2014.

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Due sono le principali fonti di ispirazione da cui trae linfa “TaneDa”, l’album d’esordio del chitarrista jazz Alessandro Florio in duo con il contrabbassista Mattia Magatelli: il profondo feeling musicale e umano che lega i due giovani strumentisti e la musica di Thelonious Monk, maestro eccelso nel plasmare il materiale della tradizione afro-americana rendendolo imprevedibile.
L’idea di base nasce dalla tesi di Alessandro Florio - per il master musicale al Prins Claus Conservatorium (tra Olanda e New York) - sull’utilizzo di elementi caratterizzanti la musica di Monk nelle proprie composizioni ed improvvisazioni. Il risultato è questo album, “TaneDa” che sancisce un’amicizia di oltre dieci anni tra Alessandro Florio originario della Costiera Amalfitana e Mattia Magatelli, quest’ultimo della Valtellina dal cui liquore tipico prende nome l’album “TaneDa”.
Il cd contiene 8 tracce tra standard e composizioni originali, di cui due a firma del chitarrista Alessandro Florio, la title track “Taneda” e “Ring Shout” – che il critico musicale Vincenzo Martorella indica come il brano «più monkiano di Monk». Gli altri brani sono riletture tratte dall’immenso repertorio di Monk, compositore prolifico e padre dell’improvvisazione jazz moderna, “Pannonica”, “In Walked Bud” e “Monk’s Dream”; a questi si aggiunge “Laverne Walk” di Oscar Pettiford un brano bebop scelto per spezzare l’atmosfera ed esplorare così l’intera tavolozza timbrica del duo chitarra e contrabbasso. Il brano di chiusura del cd, “No title Blues”, firmato da Mattia Magatelli e Alessandro Florio, è a suggello di un album di due giovani jazzisti italiani, che hanno vissuto e studiato all’estero. Vincenzo Martorella, critico musicale che firma le note di copertina denotando la maturità stilistica e la personalità espressiva di Florio e Magatelli sottolinea che artisti «Capaci di produrre musica così speciale e nuova con ingredienti così antichi è una rarissima circostanza, in Italia e non solo».

Dopo essersi diplomato diciannovenne alla “Civica Scuola di Jazz” di Milano dove Alessandro Florio ha studiato tra gli altri con Franco Cerri ed Enrico Intra, importanti musicisti della scena Jazz italiana, il giovane chitarrista originario della Costiera Amalfitana, ha presto intrapreso la sua attività concertistica in Italia esibendosi per un breve periodo col Guitar Ensemble di Franco Cerri e per quattro anni con l’Urban Jazz Trio, formazione basata su un repertorio di brani originali. Trasferitosi in Olanda nel 2008 per studiare al Prins Claus Conservatorium (prestigioso conservatorio musicale jazz con corpo docente americano) dove ha ottenuto una laurea in chitarra, arrangiamento e composizione ha poi conseguito un Master in Jazz Performance studiando tra l’Olanda e New York sotto la guida di Freddie Bryant, Mark Whitfield, Paul Bollenback, Ed Cherry, Frank Wingold. Nello stesso periodo ha avuto occasione di collaborare ed esibirsi in Europa e negli USA con musicisti straordinari, tra questi Alex Sipiagin, Mark Gross, David Berkman, Gene Jackson, Don Braden, Pat Bianchi, Carmen Intorre, Bruce Williams, Jerry Weldon e molti altri. Si è esibito, sia in qualità di leader sia di sideman, in USA, Olanda, Germania, Austria, Lettonia, Estonia, Lituania, Romania, Svizzera. Attualmente Alessandro Florio ha all’attivo due formazione, il trio completato dagli americani Pat Bianchi all’organo hammond e Carmen Intorre alla batteria, con cui ha recentemente inciso un cd a New York, che uscirò nei prossimi mesi; e il duo con il contrabbassista Mattia Magatelli con il quale ha appena pubblicato l’album “TaneDa”.

Dopo prime esperienze amatoriali nell’ambito del rock e della musica popolare, Mattia Magatelli si avvicina professionalmente alla musica e allo studio del contrabbasso nel 2000. Trasferitosi a Milano dove frequenta per due anni la “Civica Scuola di Jazz” ha poi cominciato ad esibirsi per tutta Italia con diverse formazioni, tra queste quella di Franco Cerri (con cui incide un disco a nome del chitarrista); ”Time Percussion” di Tony Arco; in duo con Alessandro Florio; nel Simona Premazzi Trio; con Ivan Segreto, cantautore di stampo jazz con il quale incide l’album “Porta Vagnu”; con Urban Jazz Trio; con Guido Manusardi Trio; e con Gianni Cazzola Quintet. Da Milano si trasferisce a Roma. Vince la “IASJ Scolarship” consegnatagli da Siena Jazz, sempre nello stesso periodo fonda VMW Trio e European Jazz Motion, vincendo anche il primo premio a Bergamo Jazz con Gianluca Di Ienno e Matteo Rebulla. Successivamente si trasferisce in Olanda dove entra a far parte di diverse formazioni internazionali: DumiTrio, Kaja Draksler Acropolis Quartet (gruppo selezionato per 12 Point Plus Program), Sanem Kalfa Quintet, BBB, Sri Hanuraga Trio. Nella sua carriera ha suonato in Italia, Svizzera, Austria, Germania, Spagna, Olanda, Danimarca, Norvegia, Finlandia, Estonia, Turchia, Macedonia, Romania, Irlanda, Slovenia, Indonesia, Lettonia, Polonia, USA.

L’album “TaneDa” è stato registrato in presa diretta da Vallandrui Studio di Daniele Camatta ad aprile del 2014, dove Alessandro Florio e Mattia Magatelli hanno suonato in contemporanea e in acustico per mantenere il più possibile la spontaneità del live nella classica delle tradizioni jazz, senza artifici in post produzione e mantenendo i suoni puliti e “reali”. L’album sarà disponibile in digitale e nel classico supporto durante i concerti.

Taneda - Tracklist
1. Taneda (Alessandro Florio) – 5:11
2. Just You, Just Me (Jesse Greer) – 5:16
3. Pannonica (Thelonious Monk) – 4.58
4. In Walked Bud (Thelonious Monk) – 3:31
5. Monk’s Dream (Thelonious Monk) – 4:00
6. Laverne Walk (Oscar Pettiford) – 3:21
7. Ring Shout (Alessandro Florio) – 4:42
8. No Title Blues (Mattia Magatelli/Alessandro Florio) – 4:00

Liner Notes “Di legno, corde e aria” di Vincenzo Martorella (critico musicale)
Di legno, corde e aria
Per paradossale che possa sembrare, il duo è, tra tutti gli organici possibili, il più difficile da affrontare. Eccezion fatta per la solo performance, nella quale l’esecutore corrisponde integralmente al progetto e a esso è totalmente sovrapponibile, il numero di musicisti di una formazione è inversamente proporzionale alla complessità di gestione dell’espressione: essere il quarto sassofono di una big band è molto più semplice che esibirsi in duo con altro strumentista. Ovvero, più si è, più i compiti sono parcellizzati e chiari. Nel duo, invece, quasi non ci sono ruoli, anche quando, come in questo caso, uno strumento - la chitarra di Florio - svolge tendenzialmente una funzione solistica e l’altro - il contrabbasso di Magatelli - accompagna e sostiene. Perché il duo è per sua natura paritario, egualitario: si basa sul dialogo, esiste solo in virtù dell’ascolto reciproco, della capacità di reagire in tempo reale agli stimoli: è il più discorsivo e colloquiale degli organici, e proprio per questo necessità di dedizione assoluta. E di specialisti, proprio come Alessandro Florio e Mattia Magatelli.
Per capire quanto sia addirittura necessaria, per loro, la dimensione dialogica fate quest’esperimento: scegliete un brano a caso e pescate un momento a caso: che si tratti dell’esposizione di un tema, di un solo di chitarra o di contrabbasso, che abbiate preso un passaggio arrangiato o improvvisato, ciò che ci troverete è il sentire all’unisono, il pre-vedere cosa farà l’altro, l’immaginarne il passo successivo. Ecco, è il segreto del duo che funziona, e che accomuna questa pratica elegante e raffinatissima all’altrettanto raffinato sport del rugby: la palla ovale non può mai essere passata in avanti.
I due strumenti acustici, poi, vanno a meta, per mantenere la metafora rugbistica, grazie alla sapienza con cui affrontano un repertorio che - Monk a parte (ma Monk, per restare in tema, è un po’ una metafora ossessiva per Florio), e a parte gli originali (anche se Ring Shout, firmato dal chitarrista, è più monkiano di Monk, da leggersi come il più alto dei complimenti) - attraversa con invidiabile sicurezza temi noti rendendoli nuovissimi (come Laverne Walk di Oscar Pettiford) in virtù di una tavolozza timbrica che spreme ogni possibilità dagli ingredienti antichi di cui i loro strumenti sono fatti: legno e corde e aria.
Che due giovani jazzisti italiani, che molto hanno vissuto e studiato all’estero, sappiano esprimersi con tanta maturità stilistica, e con una simile personalità espressiva, è forse il segno di questo tempo fertile e ricco per il nostro stivale. Che due giovani, e formidabili, talenti come Florio e Magatelli, siano capaci di produrre musica così speciale e nuova con ingredienti così antichi è, invece, una rarissima circostanza, in Italia e non solo (Vincenzo Martorella).

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«Alessandro has a shining, brilliant tone that adds a bite to his arrangements and original songs along with his clever and inventive chords. This duo recording shows his 'Monk-like' humor that is rare in guitar recordings. It also shows that he's using his influences to develop a unique and individual voice».
Freddie Bryant - musicista
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Credits
Alessandro Florio plays Moffa Guitars
Recorded at Vallandrui Studio di Daniele Camatta the 1st,2nd of April 2014
Mixed at Vallandrui by Riccardo Casagrande

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Si intitola “Roots Interchange” il nuovo album soul jazz firmato dal chitarrista e compositore jazz Alessandro Florio con due tra i più importanti e quotati musicisti della scena jazzistica internazionale: Pat Bianchi all’hammond e Carmen Intorre alla batteria, quest’ultimo fulcro della rhythm section di George Benson e di Joey Defrancesco; ed entrambi musicisti del trio di Pat Martino, leggenda della chitarra jazz.

Per Alessandro Florio la genesi di questo album è riassunta in un viaggio, prima verso il Nord Europa e poi verso gli USA alla ricerca delle “radici” (Roots) del jazz, del soul e del blues. Conosciuti e coinvolti i due famosi jazzisti italo-americani Pat Bianchi e Carmen Intorre, il viaggio diventa uno “scambio” (interchange) culturale e musicale; e per i due anche un ritorno alle loro “radici” italiane. Nasce così l’idea di “Roots Interchange” un incontro tra la migliore tradizione jazzistica americana e la cultura mediterranea ed europea di concezione melodica. «Un grande disco – come sostiene Freddie Bryant (chitarrista, compositore, professore associate al Berklee College) nelle note di copertina – nell'accezione più classica del termine: un album di melodie con contrasti di stili e di groove differenti tra loro che coinvolgono l'ascoltatore dall'inizio sino alla fine. Suonato da una sezione ritmica stellare, si rifà alla tradizione degli organ trio con tanto di Boogaloo, blues e ballads».

L’album “Roots Interchange” è composto da sette tracce, per lo più brani originali firmati dallo stesso Alessandro Florio, ad esaltare il groove dell’hammond trio (“Feel Good Music”, “Il Dottor Thomas Non è In Sede”, “V”, “Ring Shout” e “Lo Zio del Mare”); e brani di Thelonious Monk: “In Walked Bud” e “Straight, No Chaser” che vede la partecipazione straordinaria di Gegè Telesforo. Il cantante pugliese ha abbracciato il progetto con grande entusiasmo e ha realizzato una versione inedita con un “testo che sembra sia stato registrato solo una volta precedentemente nella storia del jazz…”, come afferma scherzosamente lo stesso Gegè Telesforo. «Sono sempre stato un fan di Gege’ – afferma Alessandro Florio –, del suo carisma, del suo modo di cantare e della sua missione nel far capire, agli Italiani in special modo, l’importanza del Groove e del movimento nel Jazz, che è una musica che deve far ballare e ti deve entrare nello stomaco e non intellettuale e cerebrale. – e conclude – Se Gegè ha collaborato al mio disco lo devo ad Alberto Gurrisi (pianista e organista hammond ndr.) che mi ha spinto a chiamare Telesforo. Questa collaborazione oltre ad essere un vero piacere è stato un grande onore».

“Roots Interchange” è dedicato alla comunità italiana ed italoamericana nell'intento di rivendicare e non trascurare il ruolo chiave nella storia e nell'evoluzione del Jazz.

L’album èdisponibile sulle principali piattaforme digitali (iTunes, Amazon, CdBaby, etc.) e si può richiedere anche nel classico formato in digipack tramite il sito internet ufficiale dello stesso Florio (www.alessandroflorio.com)
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